Addio ufficio. Preparatevi all’hot desking

03/23/2021

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Fra le eredità che ci lascia il Covid c'è la rivoluzione del mondo del lavoro Un italiano su due lavorerà da casa

Lo chiamano “hot desking”, ma non è un gioco erotico. E’ l’incubo di non sapere vicino a chi troverai una scrivania, la prossima volta che ti capiterà di andare in ufficio, nelle rade occasioni in cui non ti si richiede di lavorare da casa. Finite le complicità che, inevitabilmente, si creavano con il collega, da sempre, a fianco. Con amici e alleati, magari, in ufficio si dialogava soprattutto via mail o vicino alla macchinetta del caffè. Ma il collega a fianco era la prima stazione a cui appoggiarsi per novità più o meno ufficiali o per aggiustamenti di routine, nonché per battute subitanee e mugugni quotidiani. Finito. Fra le eredità che ci lascia il Covid c’è la rivoluzione degli uffici. Un’altra, quasi a ridosso della precedente.

L'open space del futuro

L’open space diventa un’altra cosa: il salone dove ci si affaccia, arrivando in ufficio, per individuare una scrivania libera. Qualsiasi, vicino alla finestra o alle scale: tanto è solo per qualche ora. Gli addetti ai lavori assicurano, infatti, che niente sarà più come prima. Neanche come al lockdown, quando era vietato andare a lavorare. Si lavorerà per lo più da casa, con l’impegno – o l’obbligo – di passare un paio di giorni a settimana in ufficio.

Conseguenze sul traffico, ambiente ed economia

Gli stessi esperti stanno tentando di valutare cosa comporta, questa rivoluzione, fuori dall’ufficio. Meno viaggi, ma soprattutto meno pendolari, meno traffico, probabilmente meno inquinamento e meno CO2. Ovvero, meno aerei, meno treni, meno bus, meno auto. Ma, in attesa che si solidificano questi nuovi comportamenti di massa, l’impatto economico più immediato sarà all’origine. In ufficio. Se meno gente va in ufficio, servono meno uffici. O uffici più piccoli. Per il grande comparto dell’edilizia non residenziale inizia un lungo percorso in terra ignota.

Dalla City i primi segnali del mondo che verrà

Gli effetti non sono immediati, perché ci sono contratti di affitto in essere. Ma nella capitale per antonomasia del mondo degli uffici, la City di Londra, gli annunci si susseguono. La Hsbc, una delle mega banche mondiali, ha fatto sapere di aver cominciato a lavorare per ridurre del 40 per cento lo spazio che occupano i suoi uffici. Anche un altro grande nodo finanziario, Lloyds, si ridimensiona: le sedi saranno del 20 per cento più piccole.

Oltre 4 milioni di italiani in telelavoro

E’ l’effetto Covid. Sull’occupazione la pandemia, almeno finora, no ha avuto effetti più rilevanti di altre crisi, come quella di dieci anni fa. Ma è esploso il modello di lavoro tradizionale. Quello nuovo non è, in realtà, lo smart working, che identifica, in italiano, il lavoro agile, ovvero quello che si fa in giro, lontano dall’ufficio. Testi di legge e contratti chiamano il lavoro da casa “telelavoro”. Prima del Covid lo praticavano 1,3 milioni di italiani. Con il Covid siamo schizzati fino a 4,4 milioni.

Il calo della massa di pendolari

Anche se non tutti sono in telelavoro tutti i giorni, viste le presenze bi o tri settimanali in ufficio. Di fatto, dicono i dati Istat e Inps, ogni giorno si muovono da casa 2 milioni di lavoratori in meno. La massa dei pendolari è scesa stabilmente sotto i 20 milioni, all’87 per cento degli occupati.

Boom dello smart working nel lavoro femminile

Eravamo ultimi per telelavoro in Europa, ora non più. Chi sono questi telelavoratori? Per gli uomini c’è stato un salto del 58 per cento in chi lavora a casa, rispetto a prima. Ma, come prevedibile, lo smart working è esploso soprattutto nell’occupazione femminile. Le donne che lavorano, ma da casa, sono aumentate del 71 per cento. Ugualmente prevedibile che il telelavoro interessasse la manodopera più qualificata: fra laureati e diplomati la crescita è del 66 per cento. Mentre anche per chi ha solo la licenza media e, spesso, è confinato ai lavori manuali o esecutivi, l’aumento è consistente: più 22 per cento.

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